Cristallo esagonale che si dissolve in cerchi concentrici: le convinzioni limitanti che si sciolgono

Che cosa ci fa entrare in conflitto con gli altri, con la vita, con noi stessi? Ogni volta che avvertiamo attrito, disagio, contrasto, c’è qualcosa dentro di noi che si è irrigidito. Quel qualcosa ha un nome: sono le nostre convinzioni, quelle che comunemente si chiamano convinzioni limitanti. Vediamo che cosa sono davvero, perché generano conflitto interiore e come si possono sciogliere in tre passaggi.

Questo articolo nasce da uno dei nostri incontri online e da una domanda semplice, che mi riguarda quanto riguarda ciascuno di voi: perché, pur desiderando serenità, finiamo così spesso in urto con ciò che accade?

Che cosa sono le convinzioni limitanti: la mente «vinta»

Le parti rigide di ciascuno di noi sono le nostre cristallizzazioni psichiche. Che cosa sono? Sono le nostre convinzioni limitanti. Per comprenderle, però, occorre fermarsi sulla parola: siamo, letteralmente, animati dalle convinzioni limitanti, perché prendono spazio nella nostra anima, nella nostra psiche, e da lì ci muovono.

La convinzione è un processo che avviene dentro di noi: la mente viene vinta, sopraffatta (con-vinta) da argomenti che riteniamo veri. Attenzione, perché non si tratta della scoperta della verità. Sono argomentazioni, prospettive, punti di vista, che chiamiamo convinzioni limitanti o credenze. È un passaggio delicato e sottile da percepire, ma comprenderlo e poi osservarlo in noi è, mi permetto di dire, un passaggio epocale.

Quando riteniamo vera una cosa, per noi diventa immutabile, e per questo rigida. Può essere qualcosa di minuscolo, come il posto in cui vanno riposte le scarpe appena si entra in casa, o un tema ben più grande: sessualità, affetti, lavoro, denaro, politica, sport. Il conflitto nasce quando le mie parti convinte incontrano altre parti convinte.

Perché le convinzioni limitanti generano conflitto interiore

Il conflitto, però, non è soltanto con gli altri. Avviene dentro di noi: con quelle convinzioni limitanti, con quei giudizi e quelle prospettive cerchiamo un rapporto con noi stessi. È come se tentassimo di accarezzarci con una mano irrigidita come il marmo: non c’è tenerezza, c’è un urto.

La vita, intanto, cambia di continuo. È un divenire, un movimento incessante dell’universo, e per starci dentro ho bisogno di essere fluido. Ma se sono convinto non posso esserlo, perché alcune parti di me hanno sopraffatto la mia mente. Ecco il punto grave della vita umana: le convinzioni limitanti non possono orientarci verso l’armonia. Ci orientano in modo assoluto, ma verso il conflitto e il disagio.

Per questo ogni convinzione è già un pregiudizio: ho già giudicato la situazione prima di viverla. È un pregiudizio consolidato.

Il conflitto interiore genera quello esterno

Tra dentro e fuori non c’è una separazione netta. Il conflitto interiore non si sposta all’esterno: resta dentro e, nello stesso tempo, dà origine a quello esterno. Quando il conflitto fuori aumenta, cresce anche quello dentro, in un gioco di rimpallo. C’è chi ne va persino contento: «ho le mie idee, non mi faccio mettere i piedi in testa». Ma lo fa in modo conflittuale e, quando resta solo con se stesso, vive amaramente il proprio disagio.

«Sono fatto così»: quando la convinzione diventa identità

Facciamo diventare le convinzioni limitanti la nostra identità e, molto spesso, ne andiamo fieri: «io sono fatto così», «questa cosa voglio metterla in chiaro». Ci spendiamo giorni e vite intere, e non possiamo fare altrimenti, perché quelle convinzioni limitanti sono ormai parte di noi (ne abbiamo parlato anche in Accettare se stessi). Ma chi è pieno di convinzioni limitanti non va da nessuna parte, e fa molta fatica.

Convinzioni limitanti, intenzioni, valori e opinioni: come distinguerle

Capire la differenza è già metà del cammino, perché troppo spesso si confonde ciò che ci irrigidisce con ciò che ci orienta.

  • Intenzione. Chi ha intenzioni chiare sa dove vuole andare e raggiunge i suoi obiettivi. Non va confusa con la convinzione, che è la mente vinta da argomenti ritenuti veri.
  • Valore. L’onestà, l’autenticità, la sincerità sono riferimenti, non convinzioni. Con un valore partecipo sempre in modo nuovo a ciò che accade: sono onesto con il commerciante che mi dà dieci euro in più di resto, non mento a mio figlio, ma non sono irrigidito. La convinzione, invece, mi fa vivere gli eventi sempre e soltanto in modo rigido.
  • Opinione. Le opinioni possono cambiare. Le convinzioni sono riferimenti fissi: «le cose funzionano così», «mia moglie, mio figlio, mio padre dovrebbero comportarsi così». Anche le opinioni, in parte, si originano da lì.
  • Fiducia in se stessi. Possiamo averla, e va bene, se sappiamo essere mentalmente aperti e flessibili. Per vivere le situazioni basta essere aperti alla vita: fiducia in se stessi, sì, ma soprattutto fiducia nella vita.

Come sciogliere le convinzioni limitanti in tre passaggi

Siamo stati educati, formati, perfino imbottiti di convinzioni: è comprensibile che ci sembrino parte di noi. Eppure se ne può uscire. I passaggi sono tre: riconoscerle, curarle, scioglierle.

Primo passaggio: riconoscere le convinzioni limitanti

Il segnale è il conflitto. Se ciò che dico o faccio genera contrasto o disagio con qualcuno o con qualcosa, dietro c’è con ogni probabilità una convinzione, anche quando non ne siamo consapevoli. Riconoscerla richiede umiltà, non presunzione. E se scopriamo di esserci appoggiati per anni a qualcosa che non regge, pazienza: non c’è nulla di cui giudicarsi o vergognarsi. Imparare a osservarsi senza giudicarsi è proprio il tema di Conoscere se stessi. Talvolta anche gli altri ci sono utili, se non sono troppo aggressivi.

Secondo passaggio: curare le convinzioni limitanti

Curare significa prendersene cura, cioè agire su di esse. La convinzione è qualcosa che si è irrigidito, cristallizzato: la riprendo in mano, provo a riaccarezzarla, a renderla più morbida, perché possa poi sciogliersi.

Terzo passaggio: sciogliere le convinzioni ripensando ogni cosa dal principio

Le convinzioni limitanti si sciolgono quando ci concediamo, con umiltà e con coraggio, di ripensare ogni cosa dal principio, a partire da ciò che accade adesso. Non si tratta di ricordare il passato: in questo istante la memoria ci rimanderebbe alle nostre convinzioni come schema di interpretazione. Osserviamo, invece, che la convinzione c’è, e riconsideriamo il fatto come se accadesse per la prima volta.

Pensiamo a un bicchiere a cui teniamo, che si spacca: le convinzioni sono già tutte pronte. In quel momento devo considerare ciò che accade come se fosse la prima volta. In questo modo vivo il momento presente, sciolgo la convinzione e non genero conflitto.

Lo stesso vale per sessualità, affetti, relazioni, denaro, potere: tutto va ripensato dal principio, come cosa nuova. Ed è sempre cosa nuova: è la convinzione che me la fa vivere come già vecchia.

Vivere il momento presente senza convinzioni limitanti

«Vivi il momento presente» lo si legge in tanti libri, lo si sente nei corsi e dalle persone sagge. Ma per viverlo occorre essere fuori dalle convinzioni, perché la convinzione è la barriera concreta al presente. Con i valori, invece, il presente si può vivere: la differenza è tutta qui.

In sintesi

  • Le convinzioni limitanti sono la mente vinta da ciò che riteniamo vero: cristallizzazioni psichiche che ci irrigidiscono.
  • Il conflitto interiore nasce dall’urto tra parti rigide e genera quello esterno: dentro e fuori non sono separati.
  • Intenzioni e valori orientano e restano aperti; le convinzioni no.
  • Tre passaggi: riconoscerle, curarle, scioglierle ripensando ogni cosa dal principio.

Per cominciare, vi lascio una domanda da portare con voi nei prossimi giorni:

Quale convinzione c’è dietro l’ultimo conflitto che ho vissuto?

Per chi desidera approfondire, il corso La Forza delle Intenzioni è dedicato proprio alle intenzioni, mentre Imparare a Pensare lavora sul metodo Feuerstein e sulla modificabilità dell’intelligenza. Per un accompagnamento individuale c’è la pagina Percorsi personali.

Le vostre domande

Esistono anche conflitti verso noi stessi?

Sì, ed è esattamente il punto: il conflitto avviene dentro di noi, perché con le nostre convinzioni, i nostri giudizi e le nostre prospettive cerchiamo un rapporto con noi stessi. È come tentare di accarezzarsi con una mano rigida come il marmo.

Il conflitto interiore lo sposto all’esterno, creando conflitti con gli altri?

Non si sposta: resta dentro e dà origine anche a quello esterno. Non c’è separazione tra dentro e fuori, per cui il conflitto interno genera quello esterno e, quando aumenta il secondo, cresce anche il primo.

Un valore può essere una convinzione?

No: il valore, per esempio l’onestà, l’autenticità o la sincerità, è un riferimento che mi permette di partecipare in modo sempre nuovo a ciò che accade. La convinzione, invece, mi fa vivere gli eventi sempre e solo in modo rigido.

Le convinzioni non sono semplicemente opinioni?

Non sempre. Le opinioni possono cambiare; le convinzioni sono riferimenti fissi sul modo in cui «le cose funzionano», che ci hanno sopraffatto. Da esse possono originarsi anche le opinioni, ma si può avere un’opinione al di là delle convinzioni che si hanno.

Per affrontare la vita non servono sicurezza e fiducia in se stessi?

La fiducia in se stessi va bene, se sappiamo essere mentalmente aperti e flessibili. Per vivere le situazioni, più che affrontarle, basta essere aperti alla vita: fiducia in se stessi, ma soprattutto fiducia nella vita.

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