Come penso, sono: una bilancia che pesa una rete di pensieri

Non conta solo cosa pensiamo, ma come pensiamo. Una riflessione sul pensiero come funzione centrale della nostra esistenza e sulla possibilità, per tutti e a ogni età, di imparare a pensare meglio, come mostra il metodo Feuerstein.

Pensiamo tutto il giorno. Valutiamo, scegliamo, interpretiamo ciò che accade fuori e dentro di noi. Eppure raramente ci fermiamo a chiederci che cosa sia davvero il pensiero e, soprattutto, quanto sappiamo usarlo.

Ed è proprio da qui che tutto comincia: così come penso, così sono e così divento. I pensieri influenzano profondamente il nostro essere, e per questo possono imprigionare la nostra vita oppure liberarla.

Il pensiero non è un’astrazione

Spesso immaginiamo il pensiero come qualcosa di astratto, una voce interiore o un dialogo silenzioso con noi stessi. In realtà il pensiero è un processo biologico, concreto e complesso.

Coinvolge il sistema sensoriale, il sistema nervoso, molte funzioni corporee e l’intero sistema percettivo e cognitivo. Il cervello ha un ruolo di primo piano, ma non è solo: partecipano anche altri distretti ricchi di reti neurali, come l’intestino e il cuore. Dentro di noi agiscono memorie di cui non siamo più consapevoli, ricordi consapevoli e quel grande oceano che è l’inconscio.

Va poi distinta l’attività del pensare dal suo prodotto. Se mi torna in mente una rosa vista anni fa in un giardino, quella rosa è il contenuto del pensiero. Il pensiero è la funzione che l’ha generata. I significati sono astratti, il processo no.

Pensare vuol dire pesare

L’etimologia aiuta a capire. Pensare deriva da pesare: soppesare, valutare. È un’abilità profondamente legata alla sopravvivenza: quanto mangiare, quando, dove, quale cibo raccogliere.

Se osserviamo con attenzione i nostri pensieri, scopriremo che sono quasi tutti valutazioni. Mi alzo o resto seduto, mangio, mi sposto. Anche i pensieri più introspettivi sono una ponderazione continua, piacevole o spiacevole che sia. Il pensiero, come atto cognitivo compiuto, è una ponderazione. O almeno dovrebbe esserlo.

Non cosa penso, ma come penso

Qui sta il cuore del discorso. Non si tratta delle opinioni, del fatto che io la pensi in un modo e tu in un altro. Si tratta della capacità di pensare: di ragionare, di elaborare.

Non è possibile migliorare la qualità della nostra vita in maniera completa se non andiamo anche a migliorare il modo nel quale stiamo pensando.

Tutti pensiamo, e per questo diamo per scontato di saper pensare. In realtà la nostra capacità di pensare non è innata. Si forma dalla nascita in poi, mentre maturiamo nel corpo e nella psiche. Dipende dagli stimoli ricevuti: genitori, insegnanti, l’intero ambiente adulto che ci ha cresciuti. Non tanto per i contenuti, che cambiano da cultura a cultura, quanto per il modo in cui ci hanno accompagnati a comprendere.

Il metodo Feuerstein: l’intelligenza si può modificare

La scienza chiama intelligenza la qualità della nostra capacità di pensare. L’idea comune è che sia fissa: se oggi facessimo un test del quoziente intellettivo e ottenessimo 100, tra un anno otterremmo più o meno lo stesso risultato. O si nasce intelligenti, o pazienza.

Gli studi di Reuven Feuerstein raccontano una storia diversa. Lo psicologo israeliano, con una vasta équipe di psicologi, pedagogisti e cognitivisti ha lavorato dal secondo dopoguerra ai primi anni Duemila per rivedere da capo il concetto di intelligenza e di pensiero. La conclusione è che l’intelligenza è modificabile: tutti possiamo incrementare la nostra capacità di pensare e ristrutturare il nostro funzionamento mentale. Da questo lavoro nasce il metodo Feuerstein, oggi applicato con bambini, ragazzi e adulti.

Le funzioni cognitive: la metafora della mano

Per spiegare cosa sono le funzioni cognitive, possiamo usare l’immagine della mano. La mano serve ad afferrare gli oggetti, e può farlo grazie alle sue articolazioni. Allo stesso modo la mente ha delle articolazioni per afferrare i concetti: sono le funzioni cognitive. Ci permettono di cogliere un concetto, analizzarlo, capirlo, confrontarlo con altri.

Se due dita avessero un problema articolare, potrei ancora prendere un bicchiere, ma non in modo saldo. Lo stesso accade con la mente: se alcune funzioni cognitive non sono pienamente sviluppate, cosa del tutto normale, la nostra capacità di afferrare i concetti si riduce.

Intelligere: saper leggere la realtà

Intelligenza viene da intelligere, leggere tra le cose. Non parliamo solo di intelligenza logica o matematica, ma di una capacità globale di leggere la realtà.

Non pensiamo mai in modo neutro. Interpretiamo in base alle informazioni che abbiamo, alle credenze, alle convinzioni, ma soprattutto in base a come siamo capaci di pensare. Se questa capacità è ridotta anche di poco, si riduce la nostra comprensione della realtà. Capiamo e assimiliamo meno ciò che leggiamo e studiamo, leggiamo peggio ciò che accade nelle relazioni, fatichiamo a scegliere perché non abbiamo chiari i criteri con cui decidere.

Tu che leggi ti rapporti alla tua vita mediante la tua capacità di pensare. Se la tua capacità di pensare aumenta, cambia la relazione.

Vale per la coppia, per il lavoro, per ogni ambito della vita. E vale anche per il rapporto con noi stessi: quante volte i nostri pensieri finiscono per screditarci?

Pensiero reattivo e pensiero intelligente

Per gran parte del tempo non pensiamo affatto: reagiamo. La nostra struttura psichica e mentale tende a cristallizzarsi, a irrigidirsi, e risponde agli eventi in automatico, mescolando pensiero, informazioni ed emozioni.

  • Il pensiero reattivo risponde alla realtà in base ai dati che ha già dentro, in modo automatico. Quasi mai è un pensiero intelligente.
  • Il pensiero intelligente non reagisce: osserva, soppesa, valuta, riflette e solo allora risponde.

Una forma tipica di reattività è l’impulsività, che ci spinge in una direzione con pensieri ed emozioni prima ancora di aver rallentato, raccolto i dati e riflettuto. Lavorare sulle funzioni cognitive significa anche imparare a riconoscerla.

Cultura non è intelligenza

Una persona può aver letto moltissimo ed essere molto colta senza essere per questo molto intelligente. La cultura è un insieme di contenuti, anche ben memorizzati. L’intelligenza è saper leggere, decodificare, analizzare, confrontare e classificare quei contenuti. Sono proprio queste capacità, le funzioni cognitive che stanno alla base del pensare, l’oggetto del metodo Feuerstein.

La mediazione, cuore del metodo Feuerstein

Come si sviluppa allora una maggiore capacità di pensare? La scoperta centrale del metodo Feuerstein è la mediazione.

Le persone che hanno sviluppato un’intelligenza più alta sono quelle che hanno avuto intorno adulti capaci di mediare: di spiegare le cose, di avvicinare amorevolmente il bambino alla loro comprensione. Chi ha avuto un ambiente poco mediatore ha avuto meno opportunità. Per questo imparare a pensare richiede anche una relazione con gli altri, e non solo uno sforzo individuale.

Metodo Feuerstein per adulti: si può imparare a qualunque età

La buona notizia è che non è mai troppo tardi. Il cervello è l’organo plastico del nostro corpo: fino all’ultimo giorno di vita può creare nuove reti neurali e nuove connessioni. È questa plasticità a rendere possibile lo sviluppo dell’intelligenza a ogni età. Per questo il metodo Feuerstein non riguarda soltanto bambini e ragazzi: il potenziamento cognitivo è possibile anche da adulti.

Anche gesti semplici aiutano. Il linguaggio è fondamentale per strutturare le funzioni cognitive, e leggere un libro fa sempre bene, perché rimette in movimento quelle articolazioni della mente che con il tempo possono essersi un po’ arrugginite.

Un approccio che è anche spirituale

Anche la consapevolezza e la spiritualità passano dalla comprensione. Capire deriva dal verbo latino capere, che significa letteralmente «prendere», «afferrare» o «contenere». Capire un concetto significa coglierlo e assimilarlo, e per farlo serve saper pensare. Per questo il pensare, oltre che un atto biologico e cognitivo, è anche un atto spirituale, che ci tocca nel profondo.

Imparare a pensare

Pensiamo tutto il giorno, e il modo in cui elaboriamo ci mette in relazione con tutto ciò che abbiamo intorno e con noi stessi. Per questo il pensiero è il nostro asse. Lavorare su di esso non significa cambiare opinioni, ma affinare lo strumento con cui leggiamo la realtà.

Il primo passo, anche nel metodo Feuerstein, è accorgersene. Osservare i propri pensieri e chiedersi: sto valutando o sto reagendo? Sto leggendo davvero ciò che accade, o sto rispondendo in automatico con gli schemi di sempre? Rallentare, raccogliere i dati, soppesare, e solo dopo rispondere.

Imparare a pensare è possibile per tutti, a qualunque età. E quando cambia il modo in cui pensiamo, cambia il modo in cui viviamo: come penso, sono.

Il metodo Feuerstein è alla base del corso Imparare a Pensare, un percorso di potenziamento cognitivo per adulti dedicato alle funzioni cognitive e alla qualità del pensiero; tutti i corsi sono raccolti nella pagina Il Percorso e i Corsi.

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